Mirko Visentin

Vivo, scrivo, cammino pa’l cortivo.

Le conseguenze della sublimazione

Copertina del singolo "più avanti" con collana in argento con pendente Swarosky verde a forma di trifoglio su fondo bianco

È tempo di uscite in casa Vise(ntin).

Mentre io lotto goffamente con le nuove funzionalità dei social per creare un po’ di aspettativa per la pubblicazione su Instagram del mio ultimo progetto “poetico” – completamente a disagio con questi strumenti di creatività surrogata che mi fanno stare più in ansia di quando andavo in stampa – mio figlio ha messo la freccia e – «ruota in cielo, targa in alto» [spoiler] – è già sulle principali piattaforme di streaming musicale con Più avanti, il suo primo singolo da “cantautore”. Che può sembrare una parola grossa, ma in realtà non lo è, nonostante il genere (trap?) sia oggetto di scherno da parte di chi, più ottusamente che presuntuosamente, pensa di fare (o ascoltare) l’unica musica degna di questo nome.

Perché dietro a questo brano – e ad altri che usciranno a breve – ci sono due (non uno) quindicenni, amici d’infanzia, che studiano musica da anni e da anni suonano assieme strumenti veri – il basso e la chitarra, per la precisione –, che quest’estate si sono esibiti in trio con tre brani strumentali originali di rock alternativo e che alla loro età hanno già ascoltato la musica che io c’ho messo trent’anni ad ascoltare, passando con una velocità che è propria del loro tempo e della loro età dal punk al rock anni ’90, dall’ambient al jazz, dall’hip-hop al trap.

Quindi, pur conoscendo la scarica di adrenalina che ti dà imbracciare uno strumento sopra il palco, o la gioia di una sessione in sala prove fatta come si deve, questo adesso è il loro linguaggio, o quanto meno uno dei tanti possibili, senza pregiudizi. Che poi se la sono scritta, suonata, registrata, mixata, prodotta da soli questa canzone, in armonia con i loro caratteri complementari: uno spinto dall’urgenza di comunicare la sua introspettività, l’altro super concentrato sui dettagli; uno che spinge (a volte troppo), l’altro che frena (a volte troppo).

Ma veniamo al testo. Sorvolo sull’effetto che mi ha fatto scoprire che Giacomo aveva iniziato a scrivere, quest’estate – lui fino ad allora così distante da quel mondo in cui io invece mi sono trovato a naufragare dolcemente dai 17 anni in poi. A colpirmi, in molti suoi testi, è stato un aspetto della scrittura su cui stavo riflettendo proprio in quello stesso periodo, e di cui ne sono testimonianza presente il mio esperimento poetico su Instagram, e passata i miei sonetti di prossima pubblicazione (come ho scritto qui). Mi riferisco alla capacità che ha l’atto creativo di sublimare un dolore, sia esso una delusione d’amore o un generico e temporaneo «male di vivere».

Ricordo che di questa cosa ne avevo parlato anche con lui, durante una di quelle ramanzine che un padre si trova suo malgrado a fare a un figlio adolescente, ma che nel mio caso si trasformano in monologhi pseudo-edificanti di cui spesso mi chiedo cosa effettivamente rimarrà.

Invece a quanto pare quell’invito a sublimare non è – come si suol dire – entrato da un orecchio e uscito dall’altro: qualcosa evidentemente si è fermato e ha sedimentato. E secondo me Più avanti è, seppure inconsapevolmente, il risultato di questo processo: una canzone d’amore, di un amore perduto, che durante il processo di sublimazione diventa metafora di qualcos’altro, si mescola con altre emozioni, altri malesseri che con quella storia non c’entrano nulla, esplode quindi nell’urgenza creativa dove finalmente si acquieta, ritrova – magari solo momentaneamente – il proprio equilibrio. Un equilibrio e una pace che si consumano, infine, nella contemplazione orgogliosa del proprio manufatto artistico.

E poi c’è un’altra cosa: quel primo verso del ritornello, che contiene un messaggio che ben si addice a questo periodo di “uscite” che io e Giacomo stiamo condividendo, pur con approcci diametralmente opposti (com’è giusto che sia):

Lo faccio, più avanti penserò alle conseguenze

Se penso a quante volte l’ho messo in guardia dalle conseguenze delle sue azioni, mentre ora mi trovo ad accogliere questo suo invito come un incoraggiamento a mollare gli ormeggi, succeda quel che succeda. Tempo per pensare alle conseguenze ne abbiamo. Io meno di lui – ma tant’è.

Ok, ora faccio silenzio e ve la lascio ascoltare.

Vise, Più avanti © 2022
Testo, voce, beat, editing: Giacomo Visentin
Chitarra, mixing, mastering: Simone Signoretto

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