Mirko Visentin

Vivo, scrivo, camino pa’l cortivo.

Diario di un anno fa

Poesie (2022-2023)

Diario di un anno fa testimonia il mio ritorno sistematico alla poesia dopo dieci anni di “altro”, spinto da un periodo di disequilibrio – forse conseguenza della pandemia – che mi ha fatto riscoprire la scrittura come terapia – o consolazione.

La pubblicazione nasce come esperimento editoriale in quanto i testi che raccoglie sono usciti a puntate sul mio profilo Instagram tra il novembre del 2022 e l’aprile del 2023 secondo una cronologia particolare: ogni poesia è stata pubblicata nello stesso giorno in cui era stata scritta un anno prima. La scelta di Instagram non è stata casuale, in quanto grazie a una delle gestualità più sfruttate dell’interfaccia utente – ovvero lo swipe, lo scorrimento orizzontale – potevo proporre con un layout pulito una lettura su più livelli: il testo in dialetto, la sua traduzione in italiano, un extra-testo che fungeva da chiave di lettura, da ulteriore spunto di riflessione, oppure da semplice contrappunto ironico.

La foto di copertina, apparentemente anti-poetica, ritrae le scarpe che indossavo in quel periodo per camminare, testimoni a loro volta della genesi della maggior parte testi poi confluiti nel Diario.

NOTA DI LETTURA: i testi su fondo grigio sono interferenze/echi da produzioni del passato, alcune già pubblicate in Backup, altre inedite. Inizialmente pensate per colmare i periodi vuoti, un po’ alla volta si sono dimostrate utili (in primis a me stesso) a evidenziare una ciclicità di temi, stati d’animo, ma anche di forme metriche e di sintagmi.


Positivizzato

Distanziato
mascherato
disinfettato
vaccinato 
e desso, dio nato,
anca positivizzato?!
Eóra dìseo, no, Natura
che te me vòi mae!
Rabàltame zo pa’e scae!
Dame un peadon soe bae!
Spacame el setto nasae!
Ma dopo che’a sia finìa:
ti par a to strada
mi pa’a mia.

11.11.2021

Tutto ha inizio qua. Esattamente un anno fa. Uno spartiacque, un punto di ripartenza, un ritorno alla scrittura dopo dieci anni di altro (famiglia, politica, impresa). Nel frattempo una pandemia, che mi obbliga a fermarmi e mi lascia il tempo per ri-pensarmi.

POSITIVIZZATO – Distanziato, mascherato, disinfettato, vaccinato e adesso, dio santo, anche positivizzato? Allora dimmelo, Natura, che mi vuoi male! Buttami giù per le scale! Dammi un calcio nelle palle! Spaccami il setto nasale! Ma poi che sia finita: tu per la tua strada, io per la mia.


Saggessa popoeare

Gavea rason me nono –
e ga rason me mare:
l’influensa te’a paissi sóeo col sono.

15.11.2021

Il virus batte in testa, infiamma i seni paranasali. Ghettizzato sul divano, chiudo gli occhi per non dover pensare a niente. E nel non dover pensare a niente mi addormento. Tanto meglio.

SAGGEZZA POPOLARE – Aveva ragione mio nonno – e ha ragione mia madre: l’influenza si smaltisce solo con il sonno.


Sala parto

Me fiol xé drio par nassar
e mi
me scampa da cagare.

Pensavo che fusse pi poetico
deventar pare.

01.12.2007

C’è chi le cose le prende di petto e chi di pancia – o meglio: di intestino… (auguri bro’ 👊).

SALA PARTO – Mio figlio sta per nascere e a me scappa da cagare. Pensavo fosse più poetico diventare padre.


Mag-on

Devo cagarlo fora sto magon,
sodisfassion de mandar a remengo
a merda che go dentro.
Sentirme vodo, libero, sanà:
cascar indormessà.

16.12.2000

Il senso di liberazione che si prova dopo l’evecuazione – fisica e psicologica – non ha pari. (mag-off)

MAG-ON – Devo cagarlo fuori questo magone, soddisfazione di mandare in malora la merda
che ho dentro. Sentirmi vuoto, libero, sanato: cadere addormentato.


Bolo isterico

Go pianto massa poco in vita mia,
a ocio,
e desso go sto groppo piantà in góea
che no va via.
L’oràcoeo sentensia: «Bolo isterico»
– e el merito no so de chi che’l sia.
Magari va a finir che’l xé catarro,
i effetti prevedibii de l’inverno,
e mi qua a remenarme come un vermo.

13.12.2021

BOLO ISTERICO – Ho pianto troppo poco in vita mia, a quanto pare, e adesso ho questo nodo in gola che non va via. L’oracolo sentenzia: «Bolo isterico» – e il merito non so di chi sia. Magari va a finire
che è catarro, gli effetti prevedibili dell’inverno, e io qui a rigirarmi come un verme.


Attak

No so perché ma e cìcare sbecae,
tegnue su co l’Attak,
me piase pi de quee pena comprae.

17.12.2021

Tenere insieme i cocci, quando le cose vanno in pezzi – però qui manca l’oro (presente i giapponesi?). Povero me – e povere le mie dita appiccicate.

ATTAK – Non so perché, ma le tazze scheggiate, tenute assieme con l’Attak, mi piacciono di più di quelle appena comprate.


Trasumanar

A Giacomo

E pur mi no so esprimarlo
per verba queo che sento,
queo che succede dentro
de mi, co’ mi te penso;
co’ te me disi “Papi”
o te me ciami “Mirko”,
co’ te me parli che te pari un grando,
o co’ te dormi che te pari un santo;
co’ te si drio zogar co’e Scan2Go
co’i Power Rangers.
«Papà posso chinotto?»
e po te bevi pian perché el xé fredo
– o pur par no finirlo massa presto.
No so spiegarmeo, boh, no ghe riesso.

(estate 2013)

«Trasumanar significar per verba
non si poria; però l’essemplo basti
a cui esperienza grazia serba.»

Dante Alighieri, Paradiso, I, vv. 70-72

TRASUMANAR – Eppure io non so esprimerlo a parole quello che sento, quello che succede dentro di me quando ti penso; quando mi dici “Papi” o mi chiami “Mirko”; quando mi parli, che sembri un grande, o quando dormi, che sembri un santo; quando stai giocando con le Scan2Go, con i Power Rangers. «Papà posso chinotto?» e poi lo bevi piano perché è freddo – oppure per non finirlo troppo presto. Non so spiegarmelo, boh, non ci riesco.


E ti

a Viola

E ti?
Me sa che ti
no te ga mja bisogno, ti, de mi.

24.12.2021

L’indipendenza è la virtù dei figli.

E TU – E tu? Mi sa che non hai mica bisogno, tu, di me.


LEGO

a Viola, di nuovo

Te vardo che te zoghi ae costrussion.
«Amore, vuoi una mano?»
«No grazie, papi, faccio
da sola.»
Cussì resto a vardarte,
come un mona.

25.12.2021

Ripeto: l’indipendenza è la virtù dei figli.

LEGO – Ti guardo mentre giochi con le costruzioni. «Amore, vuoi una mano?» «No grazie, papi, faccio da sola.» Così resto a guardarti, come uno stupido.


Svoeà via

a Giacomo, di nuovo

Rivarà el giorno che te ndarà via
da mi,
co’i sogni incasinai
fracai dentro al to trolley.
Ghe penso e me ricordo
chea volta che te xé scampà dae man
el minïon gonfiabie:
a to disperassion,
l’angoscia, l’ossession
vardàndoeo ndar su, sempre più su…
Chissà se provarò
el stesso horror vacui,
a stessa to fobia
che te me svoi via.

30.12.2021

Ripeto: l’indipendenza è la virtù dei figli.

VOLATO VIA – Arriverà il giorno in cui te ne andrai via da me, con i sogni incasinati, pigiati dentro al tuo trolley. Ci penso e mi ricordo quella volta in cui ti è scappato di mano il minion gonfiabile: la tua disperazione, l’angoscia, l’ossessione. Chissà se proverò lo stesso horror vacui, la stessa tua fobia che voli via da me.


Rai Storia

A xé come na droga:
i oci che se sèra
ma e rece e a testa no, perché stasera
se resta a far baldoria,
se varda Rai Storia.

31.12.2021

… and a happy new year

RAI STORIA – È come una droga: gli occhi che si chiudono ma le orecchie e la testa no, perché questa sera si resta a fare baldoria, si guarda Rai Storia.


Diaeto (ver. 2006)

Diaeto maedeto!
Par quasi che te bari:
imbastardio, poareto,
ma te respiri sempre in setenari.

(2006 circa)

Scrivere significa anche riflettere sulla stessa scrittura e, soprattutto, sulla lingua. Inevitabilmente.

DIALETTO (versione 2006) – Dialetto maledetto! Sembra quasi che bari: imbastardito, impoverito, però respiri sempre in settenari.


Crose e di(a)eto

Diaeto,
crose e dïeto:
qua, stravacà sol leto,
me scolto e te speto.

25.01.2022

E puntuale ritorna, respirando – non per forza – in settenari.

CROCE E DI(A)LETTO – Dialetto, croce e diletto: qui, stravaccato sul letto, mi ascolto e ti aspetto.


Diaeto (ver. 2022)

Ma come podaria
no usar el me diaeto
par scrivar na poesia
mi?
Sta lingua una fià smaria,
comunque mia,
che uso tutti i giorni
par ciacoear e far fiosofia?

25.01.2022

«Inevitabilmente»… (autocit.)

DIALETTO (versione 2022) – Ma come potrei non usare il mio dialetto per scrivere una poesia, io? Questa lingua un po’ sbiadita, comunque mia, che uso tutti i giorni per ciacchierare e fare filosofia?


Gatu capìo?

Capìssime: se sbaglio
no xé perché no vojo
capirte ti,
no xé question de orgoglio,
de verla sempre vinta
mi,
xé pi un problema mio,
xé proprio che no riesso…
no riesso a capirme mi.
Gatu capìo?

26.01.2022

Chi si capisce è bravo…

HAI CAPITO? – Capiscimi: se sbaglio non è perché non voglio capire te, non è una questione di orgoglio, di averla sempre vinta io, è più un problema mio, è proprio che non riesco… non riesco a capirmi io. Hai capito?


Respiro

Xé un fià de tempo che camino e scrivo,
e nel ritmo costante del respiro
ritrovo el ritmo de sto verso, vivo.
I endecasillabi fluisse via,
in armonia col battito cardiaco,
ridando vose ae me disarmonie,
ae me seghe mentai, a’e me paure.
Xéo questo, quindi, el fine dea poesia
par mi? Rendar cantabie l’incantabie
forsando e seradure?

28.01.2022

Perché c’è un limite a tutto. Anche all’idealismo.

IDEALISTA – Mi avete sempre dato dell’idealista, e in fin dei conti lo sono – sicuro, sì, che lo sono. Ma il mio è un idealismo iperrealista, di chi sa riconoscere i propri limiti senza arrovellarcisi. E se non volete capirlo, andate a fare in culo.


Idealista

Me gavì sempre dà de l’idealista,
e in fin dei conti o son
– sicuro, sì, che o son!
Ma el mio xé un idealismo iperrealista,
de chi sa riconossa’ i propri limiti
sensa fiarghe drio.
E se no voé capirlo,
ndè fàrveo meta’ in cùeo.

27.01.2022

«Vivo, scrivo, camino pa’l cortivo.» (autocit.)

RESPIRO – È da un po’ di tempo che cammino e scrivo, e nel ritmo costante del respiro ritrovo il ritmo di questo verso, vivo. Gli endecasillabi fluiscono via, in armonia con il battito cardiaco, ridando voce alle mie disarmonie, alle mie seghe mentali, alle mie paure. È questo, quindi, il fine della poesia per me? Rendere cantabile l’incantabile forzando le serrature?.


Disevocativo

No stè pretendar che sie evocativo
co’ scrivo:
asséme essar sóeo che un cattivo
maestro,
asséme essar disevocativo.

28.01.2022

Piaccia o non piaccia io non evoco: io evacuo.

DISEVOCATIVO – Non pretendete che sia evocativo quando scrivo: lasciatemi essere soltanto un cattivo maestro, lasciatemi essere disevocativo.


Disevocativo (ver. 2023)

Mi no pretendo de èssa’ evocativo
co’ scrivo:
mi vojo essar sóeo che un cattivo
maestro,
mi vojo essar disevocativo.

30.01.2023

Ripensamenti di un anno dopo...

DISEVOCATIVO (ver. 2023) – Io non pretendo di essere evocativo quando scrivo: io voglio essere soltanto un cattivo maestro, io voglio essere disevocativo.


Click

No sperimento pi come na volta.
Me manca i input giusti, i doppi click,
me manca i sòiti erori de sistema,
i sòiti crash,
èssar costretto a far un hard reset,
trovar l’anèo deboe dea caena,
queo che no tien.

28.01.2022

«Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.»


Eugenio Montale, I limoni (da Ossi di seppia)

CLICK – Non sperimento più come una volta. Mi mancano gli input giusti, i doppi click, mi mancano i soliti errori di sistema, i soliti crash, essere costretto a fare un hard reset, trovare l’anello debole della catena, quello che non tiene.


Papà

rileggendo Montale

El mal de viva’ o gavarò incontrà
da calche parte, ma
no credo, no, de verlo mai provà,
almanco no come de ti, papà;
e no so cossa farghe
– e no so cossa farte,
pi de farme trovare qua.

28.01.2022

«Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato…»


Eugenio Montale, Spesso il male di vivere… (da Ossi di seppia)

PAPÀ – Il male di vivere lo avrò incontrato da qualche parte, ma non credo, no, di averlo mai provato, almeno non come te, papà; e non so cosa farci – e non so cosa farti, oltre a farmi trovare qua.


Dilettante

A vita che me manca,
davero, voj’ passarla so sta panca,
immerso nei me libri, i me strumenti,
i me ricordi disarticoeai,
studioso dilettante de na Storia
de cui son l’unico che ga memoria.

28.01.2022

Scavare tra ricordi e documenti, perdermi nel mio archivio personale, redigere questa – forse inutile – autobiografia, è l’unica urgenza che ora sento.

DILETTANTE – La vita che mi resta, davvero, voglio passarla su questa sedia, immerso nei miei libri, i miei strumenti, i miei ricordi disarticolati, studioso dilettante di una Storia della quale sono l’unico a serbare memoria.


A lettera

Go ritrovà chea lettera
del quattro agosto del novantasiè…
Lèzar a chiare lettere
MIRKO IO NON TI AMO
me ga davero fato tanto mal
pensando al mi de eóra,
ma desso pi de eóra
me ga davero fatto tanto ben
lèzar ad altrettanto chiare lettere
che almanco te me ga vossuo ben.

04.02.2022

Episodi di «male di vivere» riemergono dal passato, si impongono all’attenzione, mi costringono a scrivere – ma altrove.

LA LETTERA – Ho ritrovato quella lettera del 4 agosto del 1996… Leggere a chiare lettere mirko io non ti amo mi ha fatto davvero tanto male pensando al me di allora, ma ora più di allora mi ha fatto davvero tanto bene leggere ad altrettanto chiare lettere che almeno mi hai voluto bene.


Michail

Ma dime ti, Michail,
se xé parmesso che sti fioi de troia
ga da mandar remengo queo che a Storia
de bon ne ga assà; e te ga voja
a scrivar post, a publicare stories:
l’impresa fa e desfa
no, no’a conosse crisi;
co l’import-export dea democrassia
a cassa integrassion no serve miga,
da quando salvar nassion
xé deventà el core business del paron.
E quindi no sta miga perdonarli,
Michail, perché eóri sì che i sa
cossa che’i fa. Son mi che no capisso
e – come tanti – dovarìa star sito.

26.02.2022

In memoria di Michail Sergeevič Gorbačëv, 2 marzo 1931 – 30 agosto 2022.

MICHAIL – Ma dimmi te, Michail, se è possibile che questi figli di troia devono mandare all’aria quello che la Storia di buono ci ha lasciato; e hai voglia a scrivere post, a pubblicare stories: l’impresa “fa e disfa” no, non conosce crisi; con l’import-export della democrazia la cassa integrazione non serve mica, da quando salvare nazioni è diventato il core business del padrone. E quindi non perdonarli mica, Michail, perché loro sanno quello che fanno. Sono io che non capisco e – come tanti altri – dovrei starmene zitto.


Un senso

Se proprio devo trovarghe
un senso a questa vita,
ndaria a sercarlo dentro a l’ambission
e a’a vanità de assar
na traccia,
anca na roba minima,
na sgomada, un strisson,
èssar de ispirassion.

04.03.2022

Sai che cosa penso?
Che in fin dei conti non tutti i mali vengono per nuocere.
Neanche studiare Vasco controvoglia.

UN SENSO – Se proprio devo trovare “un senso a questa vita”, andrei a cercarlo dentro all’ambizione e alla vanità di lasciare una traccia, anche una cosa minima, una sgommata, uno striscio, essere di ispirazione.


Server

A cossa serve i server?
I serve a ricordar
queo che sinò se perde.

04.03.2022

Più deleghiamo, meno ricordiamo.
Per fortuna poi c’è Gmail.

UN SENSO – Se proprio devo trovare “un senso a questa vita”, andrei a cercarlo dentro all’ambizione e alla vanità di lasciare una traccia, anche una cosa minima, una sgommata, uno striscio, essere di ispirazione.


Fasso

da Catullo

Te vojo e no te vojo e te me disi:
come fatu?
Eh, come fasso… fasso!
E soffro, dio bel,
come un pajasso.

05.03.2022

«Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris?
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.»

Odio e amo. Perché lo faccio, forse, mi chiedi?
Non lo so, ma sento che succede e mi struggo.

Catullo, Carme LXXXV.

FACCIO – Ti voglio e non ti voglio e tu mi dici: come fai? Eh, come faccio… faccio! E soffro, dio santo, come un pagliaccio.


E róe

A volte penso: semo come e róe,
fagocitemo tutto,
inutii, infestanti, fastidiosi,
pieni de spine, brutti,
ma pressiosi.

06.03.2022

róvo sost. masc. [lat. rŭbus]. – Pianta invadente e infestante tipica dei luoghi con elevato intervento antropico, delle boscaglie degradate, degli incolti, di scarpate, siepi e fossi, delle vegetazioni ruderali. Forma fitte coperture che soffocano l’altra vegetazione; ciò nonostante crea habitat utili alla fauna laddove cemento e rifiuti occupano gli ultimi lembi incolti. Il suo frutto (la mora), sferico, nero-bluastro, compatto e lucido, è commestibile, con sapore dolciastro quando è maturo.

I ROVI – A volte penso: siamo come i rovi, fagocitiamo tutto, inutili, infestanti, fastidosi, pieni di spine, brutti, ma preziosi.


E róe

A volte penso: semo come e róe,
fagocitemo tutto,
inutii, infestanti, fastidiosi,
pieni de spine, brutti,
ma pressiosi.

06.03.2022

róvo sost. masc. [lat. rŭbus]. – Pianta invadente e infestante tipica dei luoghi con elevato intervento antropico, delle boscaglie degradate, degli incolti, di scarpate, siepi e fossi, delle vegetazioni ruderali. Forma fitte coperture che soffocano l’altra vegetazione; ciò nonostante crea habitat utili alla fauna laddove cemento e rifiuti occupano gli ultimi lembi incolti. Il suo frutto (la mora), sferico, nero-bluastro, compatto e lucido, è commestibile, con sapore dolciastro quando è maturo.

I ROVI – A volte penso: siamo come i rovi, fagocitiamo tutto, inutili, infestanti, fastidosi, pieni di spine, brutti, ma preziosi.


Top trend

Auguri PPP,
anca se pararìa che za da ancuò
nessun ghe ne parle pi.

06.03.2022

In memoria di Pier Paolo Pasolini, 5 marzo 1922 – 2 novembre 1975.

TOP TREND – Auguri PPP, anche se sembrerebbe che già da oggi nessuno ne parli più.


A me scrittura

A me scrittura, o so,
el pi dee volte a xé epigrammatica.
Però va ben cussì: el xé el contrappasso
par chi che parla tanto e pensa massa.

07.03.2022

La poesia distilla, cristallizza, atomizza.
E in tutto questo, camminare – in silenzio – aiuta.

LA MIA SCRITTURA – La mia scrittura, lo so, il più delle volte è epigrammatica. Però va bene così: è il contrappasso per chi parla tanto e pensa troppo.


S-ciodada

I dise, no, che chiodo scaccia chiodo,
ma quaeo xéo chel ciodo
che ga s-ciodà el to ciodo?
Me xé vossui trent’ani par capirlo,
na laurea, na mojer,
tre aziende e un per de fioi.
E pol sembrar patetico,
ingenuo e poco poetico,
però a xé ndà cussì:
te go s-ciodada via
co’ xé rivada éa, a Poesia.

08.03.2022

«In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova.»

Dante Alighieri, Vita nuova

SCHIODATA – Si dice, no, che chiodo scaccia chiodo, ma qual è quel chiodo che ha schiodato il tuo chiodo? Mi ci sono voluti trent’anni per capirlo, una laurea, una moglie, tre aziende e un paio di figli. E potrà sembrare patetico, ingenuo e poco poetico, però è andata così: ti ho schiodata via quando è arrivata lei, la Poesia.


L’omo invisibie

No stè spetarve, zente,
da mi visibiità.
Ultimamente se ghe xé calcossa
che vojo veramente
xé l’invisibiità.

16.03.2022

404 – Page not found

L’UOMO INVISIBILE – Gente, non aspettatevi da me visibilità. Ultimamente se c’è qualcosa che voglio veramente è l’invisibilità.


El fogo

E gnente desso go come sto fogo
che torna su da dentro e che se impianta
e brusa in fondo a’a góea,
come se no gavesse dito tutto
– o come se dovesse far un rutto.

17.03.2022

Avessi i capelli, i nodi arriverebbero al pettine. Non avendoli, mi si fermano in gola.

IL FUOCO – E niente adesso ho come un fuoco che torna su da dentro e che si pianta e brucia in fondo alla gola, come non avessi detto tutto – o come se dovessi fare un rutto.


File system error

Go calcossa che no va
ma no’i sa cossa che sia,
se a xé na maeatia
o stress – maedetto stress…
Un anno fa na vasculite e desso
proteine dentro al pisso.
No me capisso pi:
né sintomi, né cause.
Me par de stare dentro Dr. House.

(marzo 2007)

«autoimmune agg. [comp. di auto- e immune, come retroformazione da autoimmunità]. – Nel linguaggio medico, condizione patologica nella quale l’organismo non riconosce come propri i suoi stessi componenti e mette in atto meccanismi immunitari per attaccarli.»

La propria autostima entra in crisi quando l’antivirus attacca i file di sistema, quando il corpo dichiara guerra a sé stesso.

FILE SYSTEM ERROR – Ho qualcosa che non va ma non sanno cosa sia, se è una malattia o stress – maledetto stress… Un anno fa una vasculite e adesso proteine dentro al piscio. Non ci capisco più nulla: né sintomi, né cause. Mi sembra di essere dentro Dr. House.

El schianto

Go come l’impression
che sto ripiegamento nel passato,
sto tornar sora a queo che son sta,
che go o che no go fatto,
no’l sie drio farme ben;
son drio tirarme dentro a na spirae
de date, de ricordi,
che me allontana dal mondo reae.
Par uno come mi
che ga vissuo sempre
co un piè dentro al presente
e un piè dentro al futuro
xé come rosegar un osso duro
– un osso massa duro –
schiantarse dosso un muro.

22.03.2022

Se gli lasci spazio il passato ritorna, e come un’onda ti travolge. A meno che tu non sappia surfarlo. («Tell the teacher we’re surfin’. Surfin’ U.S.A…» – The Beach Boys).

LO SCHIANTO – Ho come l’impressione che questo ripiegamento nel passato, questo ritornare su quello che sono stato, che ho o non ho fatto, non mi stia facendo bene; mi sto tirando dentro a una spirale di date, di ricordi, che mi allontana dal mondo reale. Per uno come me che ha vissuto sempre con un piede dentro al presente e un piede dentro al futuro è come rosicchiare un osso duro – un osso troppo duro – schiantarsi contro un muro.


Impalcadura

Possibie che ghe sie cascà anca mi,
che gappia fatto come tutti staltri?
Crear na impalcadura
de impegni, de tension, de vanità
un mucio de progeti
e sóeo par paura
de interogarme, qua, da mi mi sóeo,
de vardar dentro al me magma emotivo
al me cortivo?

17-23.03.2022

go un mucio de progeti:
progeti editoriai,
turistici, musicai,
artistici, architetonici:
progeti cul-tu-ra-i!

maché progeti, e xe seghe mentai:
fioi che no nassarà
mai
.

Da Backup in I Dialettanti 1.0 (2007)

IMPALCATURA – Possibile che ci sia cascato anch’io, che abbia fatto come tutti gli altri? Creare un’impalcatura di impegni, di tensioni, di vanità – “un mucchio di progetti” – e solo per paura di interrogarmi, qui, da solo, di guardare dentro al mio magma emotivo, al mio cortile?


Gozzano

A mi me sa che qua
xé ben che torne a lezare Gozzano,
perché go l’impression che se no’o fasso
no ghe ne vegno miga fora sano.

23.03.2022

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita.
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio…


Ma, dunque, esisto! O strano!
vive tra il Tutto e il Niente
questa cosa vivente
detta guidogozzano!


Guido Gozzano, da La via del rifugio (1907)

GOZZANO – Mi sa che è meglio che torni a leggere Gozzano, perché ho l’impressione che se non lo faccio non ne esco mica sano.


Guera lampo

Al giorno d’oggi o a xé na guera lampo
o a xé na guera doppiamente inutie.
A soglia media, ormai, de l’attension
sa ga ridoto a un reel,
a un tiktok, a un retweet,
a un post, na breaking news par teevision,
a un meme screenshottà.
O so, ti te dirà: ’mbè, cazzomene?
E invesse sì, borà, che dovarìa,
perché in sta gara a chi che alsa a vose
de pi ndarà a finir che co na live
a social unificai
a Russia o pur l’America
ne sveja fora co na bomba atomica.

25.03.2022

«Il 18 gennaio è stato approvato un documento trapelato dalle truppe russe che mostrava la guerra contro l’Ucraina e il piano iniziale per conquistare l’Ucraina dal 20 febbraio al 06 marzo.»

Anonymous, 02.03.2022 (fonte Twitter)

GUERRA LAMPO – Al giorno d’oggi o è una guerra lampo o è una guerra doppiamente inutile. La soglia media dell’attenzione si è ormai ridotta a un reel, a un tiktok, a un retweet, a un post, a una breaking news per televisione, a un meme screenshottato. Lo so, tu dirai: ’mbè, cazzomene? E invece sì, stupido, che dovrebbe, perché in questa gara a chi alza di più la voce andrà a finire che con una live a social unificati la Russia oppure l’America ci sveglia tutti con una bomba atomica.


Debug

Soffrir xé naturae:
semo esseri inperfetti,
machine difetae,
codice scritto mae,
perciò soffrir ghe sta,
fa parte anca iù del zogo,
e visto che semo in zogo
mi zogo col me fogo:
me sento qua, davanti al Terminae
e parto col debug.

18-26.03.2022

Fri Mar 18 07:30:28
my-MacBook:~ mirko$ start debugging
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
::::::::::::::::::::::
Sat Mar 26 10:17:15
my-MacBook:~ mirko$ end debugging

DEBUG – Soffrire è naturale: siamo esseri imperfetti, macchine difettate, codice scritto male, perciò soffrire ci sta, fa parte anche lui del gioco, e visto che siamo in gioco io gioco col mio fuoco: mi siedo qua, davanti al Terminale, e parto con il debug.


Legno morto

Véditu? A Natura
no’a ga, ’po, tutti i torti.
Semo un fià come i alberi:
servimo anca pa’i posteri,
servimo anca da morti.

28.03.2022

«Gli alberi senescenti e il legno morto, in piedi e a terra – la “necromassa”, come gli esperti la definiscono – sono una parte importante dell’ecosistema. Infatti, circa un quarto di tutte le specie che vivono nelle foreste necessita di legno morto come habitat e fonte di cibo.»

Pannello informativo installato ai margini della zona umida di San Michele Vecchio, a Quarto d’Altino.

LEGNO MORTO – Vedi? La Natura non ha, poi, tutti i torti. Siamo un po’ come gli alberi: serviamo anche per i posteri, serviamo anche da morti.


Poetry for Future

Mi son par na poesia sostenibie
e eco-compatibie,
nel senso che a sa accogliar voentieri
i echi sordi dea poesia de ieri,
èssar da nutrimento a menti fèrtii
in base a’a nova règoea dee tre erre:
Rilesare, Rivivare, Riscrivare.
Mi son par na poesia compostabie.

28.03.2022/2023

POESIA PER IL FUTURO – Io sono per una poesia sostenibile e eco-compatibile, nel senso che sa accogliere volentieri gli echi sordi della poesia di ieri, essere da nutrimento a menti fertili in base alla nuova regola delle tre erre: Rileggere, Rivivere, Riscrivere. Io sono per una poesia compostabile.


El ciodo

Go un ciodo novo in testa
uncuò:
che chiodo scaccia chiodo
okey
ma sempre un ciodo resta.

29.03.2022

«Ubi maior, minor cessat o Ubi novus, vetus cessat?» mi chiedo ascoltando uno degli insignificanti acciacchi che negli ultimi mesi attirano costantemente la mia attenzione per il solo fatto che ho più tempo per ascoltarli. Purtroppo, maior o minor, vetus o novus, poco cambia. (Ahi!)

IL CHIODO – Ho un nuovo chiodo in testa, oggi: che chiodo scaccia chiodo, ok, ma sempre un chiodo resta.


Próxima estación

Pare, no se que pasa,
scominsio a contar i morti
’nvesse che i vivi,
scominsio a sentir che a morte xé tra i vivi.
O so, anca ti, e forse pi de mi
ma, pare, no son miga abituà
mi no so miga come che se fa
e spero sóeo che a passa
question de un giorno o do.
«Próxima estación…».

Barcellona, aprile 2003 / Quarto d’Altino 04.04.2022

«Ubi maior, minor cessat o Ubi novus, vetus cessat?» mi chiedo ascoltando uno degli insignificanti acciacchi che negli ultimi mesi attirano costantemente la mia attenzione per il solo fatto che ho più tempo per ascoltarli. Purtroppo, maior o minor, vetus o novus, poco cambia. (Ahi!)

PROSSIMA FERMATA – Papà, non so cosa succede, comincio a contare i morti invece dei vivi, comincio a pensare che la morte è tra i vivi. Lo so, anche tu, e forse più di me ma, papà, non sono abituato, non so mica come si fa e spero solo che passi, questione di un giorno o due. «Prossima fermata…».


Promemoria

a Damiano

«Sta’ tento, homo-hominis
Da un campo de formento,
battuo da piova e vento
tra campi de cemento,
fermenta el me memento
fomento el cambiamento.

05.04.2022

Con le prime piogge di primavera – e i primi caldi soli – la Natura torna a svegliarsi e a ricordarci di chiederci sempre da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo – e sopratutto cosa vogliamo. (Gauguin docet)

PROMEMORIA – «Stai attento, homo-hominis!» Da un campo di frumento, battuto da pioggia e vento tra campi di cemento, fermenta il mio “promemoria”, fomento il cambiamento.


Riletture

a Sabrina

«Capirme, accettarme…»
Ricorditu? Na volta
o go scritto par ti,
ma se o rileso desso
el par scritto par mi.

06.04.2022

RILETTURE – «Capirmi, accettarmi…» Ricordi? Una volta l’ho scritto per te, ma se lo rileggo adesso sembra scritto per me.


Grassie

a Sabrina

Capirme, accettarme,
siensiosa come el sol a mesodì,
col ben che sóeo che ti te sa de farme.
Par mi vol dire tanto:
voria anca mi saver far altretanto.

04.09.2002

GRAZIE – Capirmi, accettarmi, silenziosa come il sole a mezzogiorno, con il bene che solo tu sai di farmi. Per me vuol dire tanto: vorrei anch’io saper fare altrettanto.


Autoparlografia

Ma ti pàrlitu mai co ti stesso?
Apertamente, intendo.
Mi sì, anca massa spesso.

06.04.2022

Il dialogo – si dice – è fondamento della pace.
Ma vale anche per sé stessi?

AUTOPARLOGRAFIA – Ma tu parli mai con te stesso? Apertamente, intendo. Io sì, anche troppo spesso.


Deciso

Me sembra che te gapi za
deciso.
Xé inùtie stare qua
a torse in giro.

06.04.2022

«Ci vuole umiltà, non orgoglio» scrive Cesare Pavese nelle ultime righe del suo diario.
E non solo per togliersi la vita.

DECISO – Mi sembra tu abbia già deciso. È inutile stare qui a prendersi in giro.


Narciso

Rifletto,
me fletto sotto el peso
de l’impossibiità
a essare perfetto
de un essere imperfetto,
e o accetto.

08.04.2022

Come un novello Narciso, nel riflettere – da solo o con gli altri – sul mio attuale stato di disequilibrio, rimango colpito dall’immagine di me che mi viene riflessa, anche e soprattutto perché non è per nulla perfetta. (E il naufragar m’è dolce in questo mare…)

NARCISO – Rifletto, mi fletto sotto il peso dell’impossibilità ad essere perfetto di un essere imperfetto, e lo accetto.


Scolta

I dise: a verità sta nell’ascolto,
ma mi pi che me scolto pi sto mae.
Cussì no vae.

12.04.2022

La verità può far male, lo so.

ASCOLTA – Dicono: la verità sta nell’ascolto, ma io più mi ascolto e più sto male. Così non vale.


Pensionato

Ma vàrdate, te pari un pensionato!
Sentà so na panchina
– e man dadrio a schina –
che te commenti scettico
(no va, cussì no va…),
ironico e un fià cinico,
e direttive del capo cantier,
gnanca che fusse questo el to mestier.

20.04.2022

PENSIONATO – Ma guardati, sembri un pensionato! Seduto su una panchina – le mani dietro alla schiena – che commenti sciettico (“Non va, così non va…”), ironico e un po’ cinico, le direttive del capo cantiere, neanche fosse questo il tuo mestiere.


Annulla

no va
cussì no va…
sol colmo del’istà
star qua blocà
co zente che se speta
calcossa che no riva

melazeta

(2007 ca.)

ANNULLA – Non va, così non va… Nel pieno dell’estate essere qui bloccato con gente che si aspetta qualcosa che non arriva. Mela Z. (Fino al 2007 la mela era il simbolo che identificava il tasto funzione “command” nelle tastiere della Apple. Associata alla lettera Z, permetteva di annullare l’operazione appena eseguita, allo stesso modo della combinazione Ctrl+Z nei sistemi Windows.)


Mi posso

Uncuò xé na giornada un fià cussì,
starìa tutto el dì a no far un casso.
El brutto xé che mi, purtroppo, posso.

20.04.2022

Seduto sul divano, con tante piccole cose da fare ma zero voglia di cominciare a farle, e – nel bene o nel male – la possibilità di non doverle fare.

IO POSSO – Oggi è una giornata un po’ così, starei tutto il giorno a non fare nulla. Il brutto è che io, purtroppo, posso.


Cossa xé

Cossa xé che no ga funsionà?
Cossa xé che ne ga portà
a no spinsarne un fià più in là?
A domanda mia a xé tutta qua.
A risposta? Boh, a rivarà.

20.04.2022

… che poi la risposta è forse solo una, la paura: di darsi troppo, di deludere le aspettative, di non poter tornare indietro, di snaturarsi, di annoiarsi. La paura di essere umani.

COS’È – Cos’è che non ha funzionato? Cos’è che ci ha portato a non spingerci un po’ più in là? La mia domanda è tutta qui. La risposta? Boh, arriverà.


Classico

Go scominsià a citarme
– o mejo, a parodiarme.
Che strana sensassion:
me lezo come un classico
– me sento un fià cojon.

22.04.2022

Mi capita spesso, ultimamente, di autocitarmi. Sarà forse che ho già detto e scritto tutto? Se così fosse, oggi sarebbe una giornata di lutto.

CLASSICO – Ho iniziato a citarmi – o meglio, a parodiarmi. Che strana sensazione: mi leggo come un classico – mi sento un po’ un coglione.


Code is poetry

Me son desmentegà de tor e giosse
che dovaria servirme
a farme desmentegar de tor e giosse.

Fine ciclo.

22.04.2022

while ( sto_male == true ) {
ricorda_di_prendere_le_gocce();
}
print( “Sto bene” );

IL CODICE È POESIA – Mi sono dimenticato di prendere le gocce che dovrebbero servirmi a farmi dimenticare di prendere le gocce. Fine ciclo.


Stratega

Me piase, ciò, sta nova strategia:
convìnsarse de star mal
par scrivar na poesia.

22.04.2022

La presa di coscienza è la prima fase della convalescenza.

STRATEGA – Mi piace questa nuova strategia: convincersi di stare male per scrivere una poesia.


Psss

Ehi, psss, situ sicuro
che sie tutto finio?
Sicuro che tra un fià no torno indrio?
No go gnanca finio de tor e giosse…
Chi xé che garantisse?
Mi? Ti? A dottoressa?

(Ma vara ti se go
da ver sto qua che stressa…).

22.04.2022/2023

Alter-ego-insinua-dubbi. (Shut up motherfucker!)

PSSS – Ehi, psss, sei sicuro che sia tutto finito? Sicuro che tra un po’ non torno indietro? Non ho nemmeno finito di prendere le gocce… Chi è che garantisce? Io? Tu? La dottoressa? (Ma dimmi te se devo avere questo qua che mi stressa…).


Ripensamenti

Certo che’l xé strano
l’essere umano:
uncuò el ga atteggiamenti
da s-ciafoni soi denti,
doman te ghe faressi i complimenti.

26.04.2022/2023

Osservando con sincera compassione un vecchio “nemico” uscire di primo mattino dal cimitero.
Entrerò anch’io, a sotterrare l’ascia di guerra.

RIPENSAMENTI – Certo che è strano l’essere umano: oggi ha atteggiamenti da sberle in faccia, domani gli faresti i complimenti.


Stronso

A volte me domando se son stronso
co’ affondo a lama dei me privilegi
e a giro dentro a piaga dei problemi
de quei che incontro.
E pur l’intento xé dei pi sinceri:
mostrar sentieri novi, alternativi,
che se par staltri i xé quasi chimere,
a mi spesso i me sembra palliativi.

26.04.2022/2023

… che poi è proprio quando hai ciò che tutti vorrebbero avere – il tempo – che le cose si fanno difficili. Ma è il circolo vizioso – crudele e fastidioso – di chi ha «un solo vizio: l’ozio». (cit.)

STRONZO – A volte mi chiedo se sono stronzo quando affondo la lama dei miei privilegi e la giro nella piaga dei problemi di quelli che incontro. Eppure l’intento è dei più sinceri: mostrare sentieri nuovi, alternativi, che se per gli altri sono quasi chimere, a me spesso sembrano palliativi.


Ossio

O ammetto: mi no bevo,
no fumo, no me drogo,
no zogo gnanca al lotto;
go sóeo un vissio: l’ossio.

06.12.2020/31.12.2022

OZIO – Lo ammetto: io non bevo, non fumo, non mi drogo, non gioco neanche al lotto; ho un solo vizio: l’ozio.


Bruttura

Che bee certe mattine
de primavera, quando el sol coeora
el me paese, el poco de natura
che xé restà, bagnada
da’a piova del giorno prima.
Me sento risintonisà co’a tera,
co’l me lavoro – e co a me cultura –
e anca sta bruttura
deventa architettura.

27.04.2022

BRUTTURA – Che belle certe mattine di primavera, quando il sole colora il mio paese, quel poco di natura che è rimasto, bagnato dalla pioggia del giorno prima. Mi sento risintonizzato con la terra, con il mio lavoro – e con la mia cultura – e anche questa bruttura diventa architettura..


Cojon

Dime a verità,
che te te si sentïo un cojon
– almanco un fià.

Dai, dime a verità.

28.04.2022

«Signor Visentin, tutto a posto. Può andare.»
«Grazie dottoressa.»

COGLIONE – Dimmi la verità, che ti sei sentito un coglione – almeno un po’. Dai, dimmi la verità.

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